giovedì 22 dicembre 2011

Grazie professore, però adesso si candidi.

La manovra di Monti ha avuto la fiducia del senato, un po’ meno plebiscitaria di quella della camera, ma pur sempre ampia. Pagheremo un prezzo salato, e anche, purtroppo, meritato. Scontiamo infatti, insieme alla crisi che sta mettendo a nudo tutti i limiti del mercato lasciato a se stesso,  l’aver tollerato troppo a lungo uno stato inefficiente e sprecone, una industria  attenta soltanto ai suoi interessi particolari, una classe politica vorace e parassitaria. Proprio per questo, non è detto che i sacrifici servano a qualcosa. L’ amara medicina che stiamo ingoiando potrà forse farci uscire dall’emergenza, ma non sembra adeguata a garantire una completa guarigione. 
Monti i e i suoi ministri ne sono ben consapevoli, e dicono che adesso serve una fase due, con riforme strutturali capaci di incidere in profondità nel tessuto del paese. Hanno ragione, e la sola idea che al loro posto potrebbe esserci la banda Bassotti messa insieme da Berlusconi, o il rissoso centro sinistra che liquidò Prodi pensando di poterlo sostituire con quel genio di  Veltroni, ce li rende simpatici. Ma la simpatia - peraltro messa a dura prova dalle estemporanee dichiarazioni di personaggi come Elsa Fornero, che ancora non ha capito la differenza tra un ministero e una docenza universitaria - è cosa ben diversa dal consenso, e non può far dimenticare  il peccato originale di un esecutivo che non è stato legittimato dal voto. 
Cambiare si deve. Però la  direzione del cambiamento non può essere decisa  da un governo che avrà pure l’autorevole avallo del presidente della repubblica, ma trae la sua forza dalle debolezze altrui, comprese quelle inconfessabili dell’ultimo presidente del consiglio democraticamente eletto.  E’ possibile che gli italiani debbano ridurre il tenore di vita, ripensare le forme della rappresentanza e modificare lo stato sociale. Possibile e forse anche auspicabile. Però devono essere loro a deciderlo, perché mai come nei momenti di crisi la forma è anche sostanza.
Dunque, dopo gli opportuni ringraziamenti a Monti e al suo governo per la manovra lacrime e sangue appena varata, qualcuno dovrebbe ricordare al professore  che l’unica fase due politicamente accettabile è quella del ritorno alle urne. Ovviamente preceduta da una riforma elettorale che restituisca ai cittadini il fondamentale potere di scegliere i propri rappresentanti. 

mercoledì 16 novembre 2011

Almeno questi hanno studiato

E’ possibile - anzi probabile - che nei prossimi mesi avremo  molte occasioni di non essere d’accordo con Monti e i suoi ministri. Per esempio, non è che sia proprio in sintonia con le idee di Elsa Fornero sulle pensioni, e non penso che le auspicabili dimissioni di Corrado Passera da tutti i comitati e consigli d’amministrazione di cui fa parte possano allontanare l’ombra del conflitto di interesse dal suo operato. Per dirne una, non so quanto potrà essere imparziale quando dovrà pronunciarsi sul futuro dell’Alitalia, visto che è stato il principale fautore della cordata italiana che ha rilevato la nostra disastrata compagnia di bandiera con la consueta tecnica di scaricare sul pubblico le perdite e privatizzare gli utili.
Ma chiunque arrivi  dopo Berlusconi e la sua banda Bassotti parte in vantaggio. Che diventa incolmabile  se ha un vero titolo di studio, parla un italiano forbito, conosce un po’ di inglese e sa come comportarsi  in società, senza dire parolacce e senza alzare a vanvera il dito medio.  
Se per un po’ faremo a meno delle prostitute di Berlusconi, della  canottiera di Bossi  e delle intemperanze di Brunetta, se Sacconi la smetterà di lanciare allarmi terroristici a destra e a manca, se gli occhioni di Mara Carfagna batteranno soltanto in privato per il marito, come potremo non essere soddisfatti?   E che dire di Maria Stella Gelmini con il suo tunnel per neutrini tra Ginevra e il Gran Sasso? La sostituisce il presidente del CNR Francesco Profumo, che è meno divertente, ma non ha avuto bisogno di fuggire  a Reggio Calabria per strappare una abilitazione professionale.
Dunque, almeno per qualche ora, godiamoci questo governo di persone competenti, con le quali forse non andremo d’accordo, ma sarà possibile discutere. Perché, non dimentichiamocelo, anche loro dovranno fare i conti con un parlamento dove tuttora esiste una maggioranza di eletti convinti che Ruby sia la nipote di Mubarak. E qualunque cosa facciano dovranno farla guardando a quella parte del paese che ancora crede alla forza delle idee e del ragionamento.

sabato 12 novembre 2011

Carpe Diem


Bocconi al potere. Arriva Monti, e nel gioco di parole che nasce  dai trascorsi accademici del  candidato premier e dalle sue frequentazioni dei potenti della terra si nasconde un retrogusto amarognolo.  Non tanto però da rovinare la festa per l’ingloriosa fine del peggior primo ministro della storia repubblicana. Troppo a lungo l’abbiamo aspettata. Adesso godiamocela fino in fondo, insieme al tradimento degli ex fedelissimi, allo starnazzare delle mezze calzette che i suoi giornali avevano promosso al rango di commentatori politici, alle livorose critiche di coloro che lo avevano osannato. All’appello manca soltanto la presa di distanza della criminalità organizzata, ma è questione di tempo.
In queste ore vale perfino la pena di riaccendere la televisione, per non perdere lo spettacolo di quel volto livido, dove i segni della tensione hanno la meglio su chili di cerone.  A partire da domani ci sarà tempo per ragionare, e anche per preoccuparsi di un futuro a dir poco incerto. Ma oggi, dodici novembre 2011, godiamoci il momento.

lunedì 7 novembre 2011

Il voto della Carlucci



Che  questo post arrivi  prima o dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi non fa differenza. L’ingloriosa fine del “miglior presidente del consiglio negli ultimi centocinquanta anni” è un dato di fatto, e i tecnicismi giuridici che la accompagnano possono soltanto accrescere il fastidio per  l’ennesima dimostrazione della sua insensibilità politica e istituzionale.
Ma c’e’ qualcosa che dà ancora più fastidio, e che preoccupa per il futuro: l’indecoroso spettacolo dei transfughi del centro-destra, che abbandonano la nave in procinto di affondare  sgomitando per il posto migliore sulla scialuppa di salvataggio, e si preparano a prendere il mare su un altro, più sicuro vascello. Un nome per tutti? Gabriella Carlucci, miracolata dalle televisioni  del duopolio, proterva protagonista del peggio di questi anni  - qualcuno la  ricorderà in guerra contro il codice della strada, fuggitiva  su una corsia preferenziale dopo aver tamponato un autobus - e adesso in procinto di accasarsi con l’UDC di Pierferdinando Casini. Dunque, seriamente intenzionata a gettare sul piatto della bilancia il suo voto di sfiducia per continuare a contare.
Nessuno può dire oggi quel che accadrà dopo la caduta di Berlusconi. Se però, come è possibile, non si arriverà subito a nuove elezioni, dovremo fare i conti con un parlamento - e forse anche un governo - dove la Carlucci e gli altri come lei avranno voce in capitolo. E questo, visti i chiari di luna che ci aspettano,  non è certo  una prospettiva allettante

martedì 1 novembre 2011

La vendemmia a Isole e Olena



Dedicato a chi non ne può più. Isole e Olena è un posto meraviglioso, nel cuore del Chianti, dove si producono vini meravigliosi come il Cepparello. Però devo dichiarare un conflitto di interesse: è tutto in famiglia, compreso il video realizzato da mia figlia.


venerdì 28 ottobre 2011

Parole in libertà



Che il risanamento di un paese devastato dal debito pubblico dipenda dalla libertà di licenziare è tesi davvero ardita, mai vista prima in nessun manuale di economia. Giornali e televisioni, però,  la stanno prendendo molto sul serio e ne discutono con dovizia di particolari, avventurandosi in complessi ragionamenti per tranquillizzare i futuri licenziati. Il loro sarà un sacrificio necessario, presto compensato dagli enormi vantaggi per il paese.
Non molti anni fa nessuno avrebbe osato sostenere una così palese assurdità. I fautori della libertà di licenziamento avrebbero spiegato di volerla perché faceva comodo alle imprese. I contrari si sarebbero appellati allo statuto dei lavoratori. Ci si sarebbe contati, e morta lì.
Oggi siamo assuefatti alle parole in libertà. Chiunque può sostenere tutto e il contrario di tutto, senza pudore,  senza tema di smentita, e purtroppo senza pagare dazio. Ruby nipote di Mubarak è soltanto un esempio, clamorosamente significativo perché “certificato” dall’esito di una votazione parlamentare. Ma ogni giorno se ne sente una nuova.
Vado a memoria.  La Fiat, irritata con la Consob che le ha chiesto  di spiegare al mercato alcune delle sue scelte, ha risposto nero su bianco che Fabbrica Italia non è un piano finanziario. Trattandosi di una azienda quotata in borsa, equivale a dire che Fabbrica Italia non esiste. Ma nessuno dei compagni di scopone di Marchionne,  e neppure uno  dei sindacati che per Fabbrica Italia hanno svenduto un bel po’ di diritti dei lavoratori, è sembrato preoccupato. Che lo sapessero già?
Del tunnel della Gelmini - settecento chilometri di scavi inesistenti tra Ginevra e il Gran Sasso per farci correre i neutrini - tutti hanno riso. Ma pochi sanno che in quel comunicato c’erano anche le sue “felicitazioni  ai ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento che cambierà il volto della fisica moderna. Il superamento della velocità della luce -  continuava l’ineffabile e sgrammaticato ministro -  è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo”. 
Bersani dopo la morte di Gheddafi ha chiesto al governo di riferire in aula. Il suo è una sorta di riflesso condizionato. Lo fa ogni volta che c’e’ un problema, forse per nascondere le incertezze di un partito paralizzato dai veti incrociati e dalle correnti. Ma in questo caso neppure i più fervidi sostenitori hanno capito perché mai volesse farsi spiegare da Berlusconi le immagini del massacro di Sirte. Non erano abbastanza chiare?
Scontri al corteo degli indignati di Roma.  Il ministro dell’interno Maroni ha invocato nuove severissime leggi, e  ha proposto di imporre agli organizzatori delle manifestazioni garanzie finanziarie a copertura dei possibili danni.  Quasi nessuno gli ha fatto notare che anche le attuali leggi sarebbero state sufficienti per impedire a qualche centinaio di esaltati di trasformare una pacifica manifestazione in una guerra. Dunque, a voler cercare il pelo nell’uovo, un po’ di responsabilità potrebbe avercela pure lui, che quelle leggi non ha saputo far rispettare. Fossi un indignato gli chiederei i danni.
Elezioni regionali in Molise. Il centro sinistra se l’è presa per la sconfitta di misura del suo candidato, Paolo Di Laura Frattura, e ha accusato i grillini, che correvano soli e hanno raccolto il cinque per cento dei voti, di aver regalato la vittoria al governatore uscente, Michele Iorio.  Non una parola sul passato di Di Laura Frattura, che era stato un esponente di spicco di Forza Italia, e sulle feroci polemiche che avevano preceduto le primarie di coalizione.  Il disorientamento degli elettori  del centro sinistra è apparso chiaro dai voti alle liste di partito, con il PD sotto il  dieci per cento. Ma questo non ha turbato Massimo D’Alema, che ha parlato di un “buon” risultato. Un vero fuoriclasse della parola in libertà.

venerdì 14 ottobre 2011

Il pane di Elisa



Mi è passata la voglia di scrivere. Meglio tornare al privato. E che cosa c'e' di più privato della cucina di casa?