E il PD? Invece di stracciarsi le vesti per l'infelice scelta del candidato, e pensionarlo in via definitiva, ha pensato bene di proporlo per uno dei pochi incarichi istituzionali rimasti all'opposizione in questo parlamento, la guida del Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica. Non c'era di mezzo un voto popolare, e le cose sono andate per il verso - si fa per dire - giusto. Adesso Rutelli controlla i nostri servizi segreti, e in questa veste presenta emendamenti alla legge sul testamento biologico, dice di essere molto irritato per il modo tendenzioso con il quale vengono presentate le sue ragionevoli proposte, e discute più o meno segretamente con il bel Casini di quel che faranno insieme dopo il previsto tracollo del PD nelle europee di giugno.
Ci si domanda: perchè? Perchè Rutelli? Perchè Binetti, perchè Dorina Bianchi, eletta nel 2001 con il centrodestra, e oggi al posto di Ignazio Marino in commissione sanità mentre si discute di una legge che la stragrande maggioranza degli elettori reali e potenziali del centro sinistra considera immonda? Perchè un partito di persone mediamente intelligenti persevera in un comportamento così masochista? Non occorre essere dei raffinati analisti del flussi elettorali per capire che i voti persi, continuando su questa strada, saranno molto più numerosi di quelli guadagnati. E se anche fosse vero il contrario, se insistendo nel non prendere mai posizioni nette il PD guadagnasse qualche voto, vogliamo dire chiaramente che quei voti non si potrebbero poi tradurre in scelte di governo?
Io non capisco. I miei amici non capiscono. Le mie figlie e gli amici delle mie figlie non capiscono. E soprattutto sembra che questi nostri dubbi non interessino a nessuno dei leader piccoli e grandi di un partito che si dice nuovo, e si è proposto l'ambizioso proposito di cambiare la politica italiana, europea e mondiale. Alla politica mondiale sta fortunatamente pensando Obama. Invece , al momento, questo partito non è neppure in grado di tenersi il mio piccolo, misero consenso. Per tutta la vita ho sempre votato a sinistra, prima il PCI, poi il PDS, poi i DS, infine il PD. Adesso basta. Alle prossime europee farò una scelta diversa, non per una sterile protesta, ma per un freddo - e anche un po' disperato - calcolo politico. Soltanto da un crollo elettorale del PD, infatti, può partire quel processo di ricomposizione del centro sinistra italiano che a mio avviso deve fondarsi su due distinte aggregazioni. Da una parte una sinistra moderna, laica e socialista, che guardi ai tanti paesi dove proposte di questo tipo oggi governano, in Europa e al di fuori dell'Europa. Dall'altra un centro che non viva di rendita, ma intercetti davvero i voti moderati, un centro con il quale si possano fare alleanze su un programma chiaro e definito.
Già sento le obiezioni. La sinistra è troppo divisa, non abbiamo le stesse idee sulla pace e sulla guerra, non la pensiamo allo stesso modo sulle grandi scelte economiche e sociali, non c'e' possibilità di dialogo tra TAV e anti TAV, abbiamo una idea diversa della sicurezza, e via elencando. Rispondo. Intanto ricostituiamola cercando il dialogo con la parte più ragionevole delle forze di sinistra escluse dal parlamento, con l'obiettivo di un programma minimo alternativo al governo Berlusconi. Poi si vedrà. D'altra parte le attuali divisioni all'interno del PD sono enormi, e hanno paralizzato la sua azione su tutti i più importanti temi affrontati dalla politica in questi mesi. Dal mio punto di vista - di parte lo ammetto, ma non per questo meno sentito - la prima preoccupazione del mio partito dovrebbe essere quella di recuperare me, non il Mastella di turno.


