Domani si vota in Piemonte. Spero che vinca Mercedes Bresso - darò il mio voto a lei e alla sua lista - ma so che la sfida è incerta. Cota, lo sfidante leghista, è forte nelle province, e il vantaggio che Bresso ha a Torino potrebbe non bastare a colmare la differenza, come a suo tempo era accaduto quando sconfisse Ghigo, il governatore uscente del centro destra.
Però oggi non voglio parlare del voto, ma dell'articolo “Piemonte in bilico, la Torino che conta resta fredda” uscito sul Corriere della Sera a firma di Marco Imarisio. Non perchè il Piemonte non sia in bilico, ma perchè non condivido quasi nulla della sua analisi.
A sinistra - dice Imarisio - la paura di perdere si tocca con mano. Difficile negarlo. Ma non è necessario essere un fine analista per sapere che in tutte le elezioni chi governa teme di perdere, e chi è all’opposizione spera di vincere. Questo è tanto più vero in una regione come il Piemonte, dove l’equilibrio tra il centro sinistra e il centro destra è quasi fisiologico. Così come è tutto sommato fisiologico il “soccorso” della Fiom alla governatrice uscente, che Imarisio annota con una punta di malcelata disapprovazione. Anche a non voler considerare tutto quello che ha fatto in questi anni la regione per contenere gli effetti della crisi dell’auto sull'occupazione, a me parrebbe assai curioso che i leader dei metalmeccanici piemontesi appoggiassero un centro destra con idee così diverse dalle loro in materia di politiche del lavoro. E questo a prescindere dal fatto incontestabile che molti operai siano affascinati dalla lega.
Perché poi dire che la campagna elettorale piemontese non è stata un bello spettacolo? Uno dei motivi - secondo Imarisio - è che la TAV e le infrastrutture sarebbero state messe nel cassetto con mossa bipartisan. Che doveva fare Bresso? Ha ripetuto in tutte le salse e in tutte le occasioni, sfidando l’impopolarità in Val di Susa - ma non nel resto del Piemonte - che la regione è favorevole all’alta velocità ferroviaria. Con tutte le necessarie mediazioni, con tutte le necessarie garanzie per la popolazione e per l’ambiente, ma favorevole. Io non ho sentito parole altrettanto nette da Cota. Ma quello è un problema suo e eventualmente di Imarisio.
Capitolo sanità. Se ne è ampiamente dibattuto, ma a Imarisio non sono piaciuti i toni e si è spinto a definire la discussione una rissa a carattere etnico tra Piemonte e Lombardia. A me pare che si siano civilmente contrapposti due modelli di sanità, quello pubblico che attualmente vige in Piemonte, e quello più orientato al privato che vige in Lombardia. Non può essere semplicemente che ai piemontesi le cose stiano bene così, visto che i conti sono in ordine e i gli ospedali tutto sommato funzionano? La questione peraltro va oltre la destra e la sinistra: il modello Formigoni non piaceva neppure a un politico di centro destra come Ghigo, che nei suoi dieci anni di governo si guardò bene dall’applicarlo.
Capitolo “ceti produttivi”. Uso le virgolette, qui e in seguito, perchè si tratta di citazioni. Imarisio si riferisce, con una estrapolazione a dir poco ardita, ai “partecipanti al tradizionale dibattito all’Unione industriale, dove i nomi degli assenti erano molto più significativi della lista dei presenti”, e chiede Il motivo di queste assenze a “una delle voci più ascoltate e libere del centro destra torinese”, tal Bruno Babando, direttore di uno dei giornali on line meno cliccati della regione. Ottenendo la seguente risposta: “In un mondo che va verso il centro, la scelta è caduta su due candidati radicali. Bresso lo è per le sue idee, Cota perchè la lega, almeno qui a Torino, soffre ancora di una marginalità strutturale. Inevitabile il disinteresse dei centri di potere cittadini”. Dove è difficile capire, nell’ordine, che cosa sia il centro, quali siano le idee radicali di Bresso, e in che cosa consista la marginalità strutturale della lega, visto che sta per raccogliere una barca di voti. Anche sul vero potere a Torino, poi, vi sarebbe di che discutere dopo la crisi della Fiat versione Elkann e del San Paolo assorbito da Intesa. Ma tant’è.
Imarisio chiude l'articolo con un accenno a “Torino, villaggio di Asterix del centro sinistra, e al suo capo Sergio Chiamparino, convitato di pietra nella contesa tra Bresso e Cota”. L’ipotesi che Chiamparino potesse candidarsi alla carica di governatore aveva trovato qualche mese fa un certo numero di sostenitori. Giusta o sbagliata che fosse, era stata discussa e accantonata. Bresso ha costituito la sua coalizione, allargandola anche a un partito come l’UDC, che non faceva parte della maggioranza uscente. Comunque vadano le cose per lei e per il centro sinistra, meglio guardare avanti che indietro. Senza convitati di pietra o presunti tali.



