Non ho il piacere di conoscere la signora Paola Bragantini, segretaria provinciale dei democratici torinesi, ma sono d’accordo con lei. Le proverbiali martellate di Tafazzi non reggono il confronto con quanto stanno combinando i possibili candidati alla poltrona di sindaco della città e i loro sostenitori più o meno interessati. Lo stillicidio di dichiarazioni, i voltafaccia, le fughe in avanti e le precipitose ritirate dimostrano una volta di più che il PD lungi dall’essere un partito, è un insieme di correnti - e a volte di singoli personaggi - tenuti insieme dall’ unico collante delle poltrone, e dunque decisi a scannarsi fino all’ultimo secondo per occuparne il più possibile. Il problema è che queste poltrone, una volta dilapidato il patrimonio di voti lasciato in eredità dai vecchi e ingiustamente vituperati partiti di provenienza, rischiano di diminuire drasticamente perfino nella risorgimentale, democratica e antifascista Torino. Di questo - se non degli ideali - dovrebbero preoccuparsi almeno un poco i più responsabili esponenti del PD. Ma forse è chiedere troppo a gente che continua a cullarsi nella illusione di avere il monopolio del centro sinistra, e di poter prescindere da quello che pensano i suoi potenziali elettori, perchè tanto, alla fine, quelli, turandosi il naso, dovranno votarli.
Invece non è più così.
Può darsi che io sia soltanto un vecchio nostalgico, un sopravvissuto della feconda stagione delle giunte rosse, che tanti anni fa inventarono una città nuova a dispetto dei brigatisti e dei Romiti. E dunque potrebbe non essere così importante che dica basta perfino uno come me, nipote di un comandante partigiano e figlio di un giornalista dell’Unità, elettore non pentito prima del PCI, poi del PDS e infine dei DS. Il PD non l’ho votato l’ultima volta, e probabilmente non lo voterò nemmeno questa.
Però qualcosa importerà se dicono basta mia moglie e la maggior parte dei miei amici. E molto, moltissimo dovrebbe importare se diranno basta le mie due figlie, i loro migliori amici, i loro conoscenti. Che sono tutti giovani, colti, impegnati in campo culturale e sociale. E del PD non vogliono neppure discutere perché non lo considerano parte del loro mondo.
Allora, per concludere.
In vista delle elezioni comunali, e ancora di più se si arriverà a un voto nazionale di peso ben maggiore, c’è una piccola, remota speranza che il PD faccia uno sforzo per recuperare il mio voto, quello della mia famiglia, e quello dei miei amici? Mica per altro. Semplicemente perché, pallottoliere alla mano, siamo più numerosi e meno voltagabbana degli amici di Pier Ferdinando Casini.


