mercoledì 24 novembre 2010

La fine del monopolio


Non ho il piacere di conoscere la signora Paola Bragantini, segretaria provinciale dei democratici torinesi, ma sono d’accordo con lei. Le proverbiali martellate di Tafazzi  non reggono il confronto  con quanto stanno combinando i possibili candidati alla poltrona di sindaco della città e i loro sostenitori più o meno interessati. Lo stillicidio di dichiarazioni,  i voltafaccia,  le fughe in avanti e le precipitose ritirate dimostrano una volta di più che il PD lungi dall’essere un partito, è un insieme di correnti - e a volte di singoli personaggi -   tenuti insieme dall’ unico collante delle poltrone, e dunque decisi a scannarsi fino all’ultimo secondo per occuparne il più possibile.  Il problema è che queste poltrone, una volta dilapidato il patrimonio di voti lasciato in eredità dai vecchi e ingiustamente  vituperati partiti di provenienza, rischiano di diminuire drasticamente perfino nella risorgimentale, democratica e antifascista Torino. 
Di questo - se non degli ideali - dovrebbero preoccuparsi almeno un poco i più responsabili esponenti del PD. Ma forse è chiedere troppo a gente che continua a cullarsi nella illusione di avere il monopolio del centro sinistra, e di poter prescindere da quello che pensano i suoi  potenziali elettori, perchè tanto, alla fine, quelli, turandosi il naso, dovranno votarli. 
Invece non è più così. 
Può darsi che io sia soltanto un vecchio nostalgico, un sopravvissuto della feconda stagione delle giunte rosse,  che tanti anni fa inventarono una città nuova  a dispetto dei brigatisti e dei Romiti. E dunque potrebbe non essere così importante che dica  basta  perfino uno come me, nipote di un comandante partigiano e figlio di un giornalista dell’Unità, elettore non pentito prima del PCI, poi del PDS e infine dei DS.  Il PD non l’ho votato l’ultima volta, e probabilmente non lo voterò nemmeno questa. 
Però  qualcosa importerà se dicono basta mia moglie e  la maggior parte dei miei amici. E molto, moltissimo dovrebbe importare  se  diranno basta  le mie due figlie, i loro migliori amici, i loro conoscenti. Che sono tutti giovani, colti, impegnati in campo culturale e sociale. E del PD non vogliono neppure discutere perché non lo considerano parte del loro mondo.
Allora, per concludere. 
In vista delle elezioni comunali, e ancora di più se si arriverà a un voto nazionale di peso ben maggiore, c’è una piccola, remota speranza che il PD faccia uno sforzo per recuperare il mio voto, quello della mia famiglia, e quello dei miei amici? Mica per altro. Semplicemente perché, pallottoliere alla mano, siamo più numerosi e meno voltagabbana degli amici di Pier Ferdinando Casini. 

martedì 16 novembre 2010

Noi di sinistra non siamo mai contenti


Noi di sinistra non siamo mai contenti. Vogliamo dirlo una volta per tutte che sì, la situazione sarà pure delicata e tale da non lasciare intravedere un approdo sicuro, ma che per il momento ci stiamo divertendo un mondo?
Torniamo indietro con il pensiero a pochi mesi fa. Ve lo sareste immaginato un presidente del consiglio ridotto in uno stato tale da imbarazzare perfino i lugubri organizzatori della  conferenza sulla famiglia?  E che dire di un infuriato Maroni, che chiede la testa di Saviano , reo di aver raccontato a nove milioni di persone una scomoda verità, e,  lungi dall’ottenerla,  incassa una sonora pernacchia? 
Di Bossi e delle sue rauche esternazioni non vale la pena di riferire. Prima o poi perfino i nostri commentatori politici le prenderanno per quello che sono sempre state: chiacchiere da bar.   Mentre meritano una citazione particolare gli occhioni a palla di Mara  Carfagna che spiega di non credere alle escort di Berlusconi, e il volto sudaticcio di Sandro Bondi, che spiega di non avere responsabilità nel  crollo della casa dei gladiatori di Pompei. Riconosciamolo. Sono momenti di sublime comicità, che non meritano di essere rovinati dalla triste constatazione   che i due suddetti personaggi sono ministri della repubblica. In fondo, tra poco non lo saranno più.
Motivi di divertimento arrivano anche dal variegato arcipelago della sinistra. Dei nove milioni di spettatori di Fazio e Saviano ho già detto. Fanno ben sperare in vista delle elezioni, se mai ci arriveremo. Ma ancora di più fanno ben sperare le primarie del centro sinistra a Milano. Dove la vittoria di Pisapia è la vittoria di un candidato vero, che non si vergogna di pensarla come le persone che dovrebbero votare per lui. E sembra avere avviato un po’ di sana autocritica in un PD che potrà forse non piacerci, ma resta la principale forza di opposizione in questo paese. 

martedì 2 novembre 2010

L'applauso degli idioti




Non merita commenti, l’ultima esternazione di Berlusconi. E almeno per quello che mi riguarda non ne avrà. 
Però avrei qualcosa da dire sugli oscuri idioti che erano attorno a lui alla Fiera di Milano, e che hanno avuto il coraggio di esibirsi in un un bell’applauso, in tutto simile a quelli che ci propina la televisione in occasione dei festival della canzone e dei funerali di stato. 
Ora, anche considerando che il nostro presidente del consiglio era lì per inaugurare il salone del ciclo e del motociclo, dove gli stand sono tradizionalmente popolati di fanciulle poco vestite, e alcuni degli esuberanti  modelli  in vendita sembrano pensati apposta per  soddisfare la libido di “machi” sul viale del tramonto, perché fargli credere di essere stato spiritoso? Perché dare corda ai suoi deliri? 
Non c’è  nulla di più patetico di un comico d’avanspettacolo che ripete in continuazione le vecchie battute davanti a una platea annoiata e stanca. E questo è,  non da ieri, Silvio Berlusconi. 
Dunque il problema non è lui. Sono quelli che nonostante tutto lo hanno applaudito. E quelli che lo hanno eletto. Cioè - è triste dirlo - tutti noi. Perché il corpo elettorale di un paese è unico, e l’aver votato altri candidati può forse salvarci la coscienza, ma non cancella la colpa grave di non aver scelto i candidati giusti, e più in generale di non aver saputo portare avanti una alternativa credibile al berlusconismo.
L’Italia è piena di oscuri idioti disposti  ad applaudire sempre e comunque il potente di turno. Ma mi ostino a pensare che non siano la maggioranza. Si facciano avanti, per cortesia, tutti gli altri. Prima che sia troppo tardi.