La sindrome dell’ex è una brutta bestia. Alcuni di quelli che in altri tempi sono stati comunisti, ad esempio, ne soffrono. Non si limitano a rinnegare il passato, ma sentono il bisogno di una continua legittimazione delle loro azioni anche nel presente. Con il risultato che a volte sono più preoccupati del giudizio altrui che dei contenuti delle proposte.
Il caso Marchionne è secondo me significativo. Nessuno nega che sia un manager abile, meno compromesso di altri nei nostri riti bizantini, e proprio per questo più capace di fare politica. Peccato che la sua politica abbia ben poco a che fare con l’idea di società che è o dovrebbe essere propria della sinistra. Comunque la pensiate, sembra difficile sostenere che l’esclusione del più importante sindacato metalmeccanico italiano dalle fabbriche sia una scelta progressista. E certo non è elegante la riproposizione del ricatto “o firmate o me ne vado” ad ogni apertura di trattativa.
I dubbi su Marchionne sono stati espressi perfino da Famiglia Cristiana e, nella forma felpata che gli è propria, dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Ma non hanno sfiorato né Chiamparino né Fassino, il sindaco di Torino uscente e quello forse entrante, accomunati da un passato di comunisti doc e un presente democratico. Su Marchionne Chiamparino ha investito molto, compreso un bel po’ di denaro pubblico per salvare lo stabilimento di Mirafiori. Il fatto che adesso il suo manager preferito rimetta in discussione quello stabilimento sembra turbarlo meno di quegli sciocchi operai incapaci di vedere al di là della punta del naso. Il mondo - dice - è cambiato senza che loro se ne siano accorti , la piantino di mettersi di traverso, e lascino fare all’uomo con il maglioncino, che salverà i posti di lavoro producendo un bel SUV marchiato Chrysler Alfa Romeo.
Fassino non è da meno. Se fossi un operaio – si è affrettato a spiegare – voterei sì. E chi non lo farebbe, se l’alternativa fosse quella di essere mandato a casa? Ma da chi ha la fortuna di non essere un operaio, e dunque di non subire ricatti, ci si aspetta qualcosa in più. Ad esempio, una accurata ricognizione di quanto la Fiat, in nome della salvaguardia di una occupazione che in realtà non è stata salvaguardata, ha ricevuto dallo stato e dalle banche nel corso degli anni. E anche, se non è chiedere troppo, una valutazione un poco più attenta dei pessimi dati di vendita del gruppo Chrysler-Fiat guidato da Marchionne.
Queste cose Chiamparino e Fassino le sanno. Sono politici di lungo corso, e hanno buoni rapporti con il mondo economico italiano, che tra l’altro non sembra affatto convinto della necessità e della bontà della cura Mirafiori. Il loro appiattimento sulle posizioni di Marchionne è quasi incomprensibile, a meno che non si tenga conto della sindrome dell’ex di cui parlavo all’inizio. Quelli che ne soffrono la pensano così: sono stato di sinistra, ma adesso sono diventato ragionevole. E in ogni caso, essendo stato di sinistra, qualunque cosa io dica deve piacere anche a coloro che a sinistra non hanno ancora compiuto il mio virtuoso percorso di revisione.
Ma per l’appunto, si tratta di una sindrome. Quelli immuni la vedono diversamente. E al momento del voto, rispettosamente, dissentiranno.



L'ultima frase. Mi rispecchio totalmente nell'ultima frase.
RispondiEliminae' proprio vero che in tv sei sprecato.....
RispondiEliminaSono andato a rileggermi il tuo post di luglio sull'argomento e con rincresciuto stupore vedo che l'opposizione non ha saputo nel frattempo mettere in piedi una posizione solida e ragionata circa i fatti indubbiamente nuovi di Pomigliano prima e Mirafiori poi.
RispondiEliminaSpero vivamente che alla convention del Lingotto del 22 gennaio non ci si lasci sfuggire l'occasione per concrete puntualizzazioni da parte di Bersani e Veltroni
Non dimentichiamo poi che sul lavoro il PD ha comunque da tempo la possibilità di lanciare proposte come quelle di Ichino e Boeri.
Andrea