domenica 13 febbraio 2011

Se non ora, quando?


Chi c’era se la ricorderà per un pezzo, questa giornata. Il  “se non ora, quando?” di Torino è stata la più  grande manifestazione vista in città negli ultimi trent’anni, e altrove è accaduta più o meno la stessa cosa. 
C'erano donne e uomini di tutte le età,  legati da una ragnatela di fili di lana e armati di ombrelli multicolori “per ripararsi dal fango”.  Era chiaro dagli striscioni fatti in casa e dai cartelli improvvisati che molti partecipavano  per la prima volta a un corteo.  Nessun simbolo di partito. Nessun professionista della politica o del sindacato a urlare dal palco le frasi fatte di una vuota liturgia. La forza dell’indignazione e le capacità di mobilitazione della rete  hanno portato in piazza una intera città e  hanno spezzato la congiura del silenzio che troppo spesso avvolge e soffoca l’Italia migliore.
Può darsi che quella di oggi sia stata una vittoria effimera. Il nostro primo ministro ha dimostrato di essere uno straordinario incassatore, e non è detto che non riesca ancora una volta a tirarsi fuori dal pantano. Dopo tutto sa di poter contare su fior di professionisti che gli garantiscono un controllo quasi assoluto sui mezzi di informazione più popolari, e l’esperienza gli ha insegnato di non aver molto da temere dagli avversari, persi nelle loro diatribe interne e tetragoni al nuovo.
Però bisogna essere ottimisti. Perfino il più ottuso dei burocrati dovrebbe aver capito la lezione di oggi. In questo paese è cresciuta in modo inaspettato una opposizione forte e  propositiva. Ma lo ha fatto  in forme nuove, al di fuori della politica tradizionale e a volte in contrapposizione con essa. Il centro sinistra, se vuole sperare di vincere le prossime sfide elettorali, deve avere l’intelligenza di capire il cambiamento, l’umiltà di rinnovare le sue strategie, e la generosità di riconoscere l’inadeguatezza della attuale classe dirigente.

2 commenti:

  1. la formula è quella giusta: trasversalità , no professionisti della politica o del sindacato, la rete come strumento di informazione e di passa parola

    bisogna organizzarne un' altra quqnto prima con la stessa formula e dal contenuto più dichiaratamente politico, in modo che i media non possano affossarla con un abile maquillage

    RispondiElimina
  2. Anche a Roma è stata un successo!Credo che sia cresciuta nel Paese una voglia di voltare pagina e di respirare aria pulita.Comincio ad essere anch'io ottimista, vedendo quante iniziative sono in corso a Torino,a Roma e nei centri minori per raccogliere le firme per le dimissioni del governo.C'è una voglia di cambiamento che va mantenuta viva in ogni modo, le manifestazioni distribuite in tutte le città sono iniziative sicuramente utili per fare partecipare tutti
    Andrea

    RispondiElimina