Gioco anch’io. In un paese dove tutti possono dire tutto e il contrario di tutto, senza mai pagare pegno, ecco quello che penso del federalismo.
Comincio da Bossi, che ho seguito come giornalista quando arrivava ai comizi con due ore di ritardo, concionava per tre davanti a un pubblico di bifolchi avvinazzati, e proseguiva straparlando per altre tre con gli amici in pizzeria. Era bravo a interpretare gli umori della piazza, ma raccapricciante per chiunque tentasse di seguire il filo dei suoi discorsi, dove l’odio per il diverso si accompagnava ad una singolarissima e confusa visione della storia. Da che cosa derivasse la sua passione per il mondo celtico non l’ho mai capito. Ma di una cosa sono sicuro: non dai libri, e neppure da internet che allora non c’era. Tutti negli anni peggioriamo. E lui, complice anche le disavventure fisiche che lo hanno colpito, non fa eccezione. Per questo mi si stringe il cuore quando lo vedo circondato da selve di microfoni pronti a registrare ogni minimo sussurro, e leggo sui giornali le analisi di raffinati commentatori che cercano di spiegarne le giravolte politiche. Il giorno prima dimostrano con inconfutabili argomenti che Bossi, viste le difficoltà del federalismo, vuole andare al voto. Il giorno dopo, con altrettanto inconfutabili argomenti, spiegano che non vuole. Quello dopo ancora che vuole, ma non subito. Eppure quei commentatori sono tutti di una certa età. L’avranno conosciuto come l’ho conosciuto io, il Bossi Umberto di Cassano Magnago, provincia di Varese. Sanno come è fatto, e proprio perché sanno come è fatto dovrebbero aver chiaro anche come sono fatti gli amici che lo circondano, i Calderoli, i Cota, e ultimamente pure il figlio Renzo, detto il Trota. Che mi fa anche un po’ pena, perché non è peggio degli altri, ma tutti parlano male soltanto di lui.
Con personaggi così il federalismo italiano è in una botte di ferro, che mi ricorda molto da vicino quelle usate qualche anno fa da alcuni pazzi scatenati per saltare giù dalle cascate del Niagara. Come quei pazzi, ben difficilmente ne uscirà vivo. Non che sia un gran danno, visto l’obbrobrio giuridico appena partorito in materia fiscale, però ne stiamo discutendo da settimane, e pare che ne avremo ancora per un bel po’.
Consentitemi allora un consiglio dettato dall’esperienza. Se è proprio necessario per cacciare Berlusconi, folkloristico e acciaccato almeno quanto Bossi, ma immensamente più pericoloso, continuiamo pure a discettare di aliquote, prelievi e trasferimenti di competenze tra stato e regioni. Ma facciamolo come faceva Bossi nei suoi primi comizi. Tanto per tirare tardi.


Dura minga, non credo che Bossi sia in grado di impedire che la base della Lega sfiduci B.Sarebbe ora!
RispondiEliminaAndrea
...unico problema è capire se ne usciremo vivi pure noi che tra PORCELLUM e FEDERALISMO VERDANO non sappiamo più che pesci pigliare...
RispondiEliminaNon so, secondo me bisogna chiedere un parere al Trota. Non sia mai che ci illumini!!!
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