Scrivo mentre ancora non si sa quel che sta accadendo davvero nelle centrali nucleari terremotate, e sperando con tutto me stesso che la tragedia giapponese resti nei limiti, pur terribili, della natura scatenata. Terremoti e tsunami possono distruggere e uccidere, ma accompagnano da sempre l’esperienza dell’uomo. I sistemi di prevenzione possono fare molto, e in Giappone sono stati efficaci. Ci sono state vittime a migliaia, non a milioni. Intere città sono state spazzate via, ma molti si sono salvati grazie agli allarmi tempestivi e alle case antisismiche, mentre la macchina dei soccorsi, nonostante le enormi difficoltà, sembra in grado di far fronte alle necessità più urgenti dei superstiti.
Nel caso della centrale di Fukushima , invece, si ha la sensazione dell’impotenza. Non ho le competenze necessarie per giudicare quello che i tecnici stanno tentando di fare per scongiurare il rischio di fusione del nucleo, la peggiore delle catastrofi possibili. Ma l’allontanamento di decine di migliaia di persone dalla zona è un pessimo segnale, e i consigli delle autorità per chi è rimasto stringono il cuore. Restate in casa. Lavatevi le mani. Copritevi il volto con asciugamani bagnati. Non bevete l’acqua potabile. Assumete iodio, che aiuta a combattere le radiazioni.
Combattere le radiazioni è per l’appunto quello che noi non siamo in grado di fare. Si può discutere delle conseguenze a lungo termine delle bombe di Hiroshima e Nagasaki. Si può nascondere , come è accaduto, il numero delle vittime dopo l’incidente di Chernobyl. Ma il dato di fatto, su cui chiunque non sia in malafede dovrebbe interrogarsi, è che un incidente nucleare non è controllabile. La maggior parte delle centrali attive oggi nel mondo - comprese quelle giapponesi - è costruita con tecnologie vecchie. Mantenerle in funzione è un azzardo. E purtroppo, se anche riuscissimo a portarle alla fine del ciclo vitale senza incidenti, non è stato ancora risolto in modo soddisfacente il problema del loro smantellamento e dello smaltimento scorie. Un argomento che di solito si preferisce rimuovere, lasciandolo in eredità ai nostri figli e ai figli dei nostri figli.
Però il nucleare è necessario - ripetono in continuazione gli apologeti dell’atomo - e le centrali di nuova generazione riducono in modo considerevole i rischi. Può darsi. Ma, almeno per me, non tanto da scommetterci la vita.



D'accordissimo, non siamo ancora in grado di "dominare" tutto il ciclo di vita utile delle centrali e anche il problema delle scorie non è di facile soluzione, almeno per ora.
RispondiEliminaTanto meno mi fiderei comunque a mettere in mano a questo governo, a dir poco pressapochista, l'eventuale ripresa del programma nucleare.
Andrea
Battista perché dici 'può darsi'?
RispondiEliminaE' meglio affermare che serve solo a foraggiare un certo tipo di 'economia'.
Per quanto mi riguarda non serve questo sistema economico controproducente e contraddittoria e di conseguenza anche le centrali nucleari.
Non è vero come alcuni affermano, che l'energia sprigionata dalla fissione dell'atomo sia conveniente anzi, i costi sarebbero superiori. Analisi effettuate del Dipartimento USA per l’energia, segnalano che i nuovi impianti nucleari avranno costi di produzione superiori non solo agli impianti a gas e carbone, ma anche dell’eolico.
Il problema delle scorie inoltre mi sembra irrisolvibile, non è possibile nasconderle prima o poi qualche danno (grosso) lo provocheranno, come non è possibile nascondere le stesse centrali; cosa succederebbe se qualche pazzo decidesse di bombardarle? Mi chiedo se tale eventualità sia stata presa in considerazione.
E' di oggi la notizia che per il governo italiano il progetto del nucleare non si discute, ovvio hanno appena deciso di decapitare gli incentivi per le energie alternative e poco importa se molti operatore del settore rischiano di perdere il lavoro.
Occorre fermare altro, oltre che il nostro governo e le opposizioni velatamente consenzienti, prima che il nostro pianeta diventi un cimitero vagante nello spazio.
Il Trovatore
Ragionare? Sì, grazie
RispondiEliminaDa una parte mi fa ridere che dopo anni di discussioni anche accese sul tema, fatte in redazione o a cena, senta il bisogno di mettere “nero su bianco” sul tuo sito quello che penso da sempre sul nucleare (civile beninteso) dall’altra è un riconoscimento implicito allo strumento informatico che metti a disposizione non solo delle tue pregiatissime idee ma anche di chi ha voglia di affrontare temi generali. Ho sempre pensato e penso che il nucleare abbandonato istericamente dall’Italia dopo Chernobyl sia stata una delle tante pagine irrazionali del nostro paese, non la prima né (purtroppo) l’ultima. Abbiamo svenduto la nostra auto nuova ed efficiente perché un vicino di casa con una macchina vecchia e scassata ha centrato un muro. Ma quella, ricorderai Battista, fu una partita politica non tecnologica o energetica. Craxi si giocò una carta contro la vecchia DC superando a sinistra il PCI e i Verdi (quegli stessi che pochi anni prima consideravano il nucleare un’opzione pulita per l’energia). Risultato: bollette con costi in salita, e ancora oggi molto alti, Italia che diventa il primo e più dipendente tra i paesi dell’Unione sul capitolo energia. Appesi alla Francia e alle sue centrali, appena fuori dall’uscio di casa e altrettanto dipendenti da est e sud del mondo (Libia in primis) con tutti i baciamano da fare a Putin come a Gheddafi. Intanto le centrali cambiano anche in sicurezza, non è vero che nel mondo non se ne costruiscano più, non è vero che solo Cina e India ci scommettano, non è vero che l’uranio stia esaurendosi: se così fosse non ci sarebbero così tanti a continuare a puntare sull’atomo. Mica possiamo sempre pretendere di essere gli unici “furbi” al mondo, anche se abbiamo sempre preferito la furbizia all’intelligenza. Ora l’Italia riparla di costruire nuovi impianti nucleari e lo fa, ancora una volta, in un quadro di riferimento politico prima ancora che energetico e razionale. Da destra “sì” al ritorno all’atomo, da sinistra un “no” altrettanto netto e importante visto che il tema è uno dei pochissimi che mette d’accordo da Di Pietro a Vendola a Bersani o D’Alema. Insomma oro colato per chi litiga e si differenzia praticamente su tutto eccetto Berlusconi e nucleare. Le domande: possiamo continuare a trattare la materia in base alle stagioni e alle convenienze politiche? Alle emozioni e alle paure? O forse più che di nucleare si dovrebbe parlare di energia e di una sete inestinguibile con in palio sviluppo, competitività e lavoro? Possiamo continuare a pensare che il nucleare “sì” o “no” sia solo un problema nazionale e non continentale, cioè Europeo? Se una centrale francese ha un problema serio è solo un fatto locale o ci interessa? Se lo stesso avviene in Germania cambia molto o poco per un italiano che vive a Bolzano o a Milano? Dire “Nucleare? No grazie” è come dire “Ragioniamo? No, grazie”, continuiamo a sventolare le nostre paure sfruttando la cronaca per fare “cassetta” politica. Ma poi non stupiamoci se la bolletta resta cara e le aziende che non ce la fanno più a tenere i prezzi competitivi chiudono e mandano a spasso chi ci lavorava. Forse è il momento di dire al Parlamento Europeo “Nucleare Europeo? Sì, parliamone”. Perché cielo e radiazioni non riconoscono confini ed è arrivato il momento di una politica comune in materia di atomo, anzi di una politica energetica “comunitaria”.
Daniele Cerrato
Temo che ormai la necessità del nucleare coincida con l'inutilità del genere umano. I fatti parlano da soli, e la tua bella riflessione non fa che convincermi che del nucleare si debba fare a meno, anche a costo di vivere in modo più povero. Del resto, che cosa è la ricchezza al cospetto della libertà?
RispondiElimina