mercoledì 1 giugno 2011

Ancora un piccolo sforzo


Ancora un piccolo sforzo. Quattro sì ai referendum – la cassazione ha appena confermato che si voterà anche per il nucleare – e poi potremo dedicarci alla ricostruzione del paese devastato da diciotto anni di berlusconismo. Non sarà facile, perché i guasti sono diffusi. Non ci sono state soltanto le leggi ad personam, le discutibili scelte in campo economico, la miope e feroce gestione dei fenomeni migratori, l’inesistenza di una politica estera degna di questo nome. Era la corruzione del pensiero e delle coscienze a preoccupare di più. Una corruzione che passava  attraverso l’imposizione dei modelli e dei valori della televisione unica,  e proprio per questo sembrava  avere coinvolto tutto e tutti. Ed è quasi con sorpresa che abbiamo assistito agli straordinari risultati  del voto amministrativo, alla vittoria di candidati molto diversi gli uni dagli altri - basti pensare alle storie personali di personaggi come Pisapia e  De Magistris -  ma accomunati da una idea di rinascita morale prima ancora che politica. Segno che da qualche parte si sono sviluppati gli anticorpi, e che non tutto è perduto.
Tra meno di due settimane avremo l’occasione di confermare che il vento sta davvero cambiando. Raggiungere il quorum non sarà facile, anche perché  all’interno del centro sinistra non mancano coloro  che preferirebbero  una campagna referendaria dai toni soft nel timore di subire i contraccolpi di una possibile sconfitta. Guarda caso, sono gli stessi che si sono battuti contro le candidature di Pisapia e De Magistris. Gli stessi che abbiamo visto con sgomento resuscitare  nelle maratone televisive sull’esito del voto, dove si sono impunemente riproposti come possibili protagonisti della nuova stagione.
Invece quei quattro sì sono fondamentali. Intanto sul piano dei contenuti: del legittimo impedimento non è neppure il caso di parlare, ma  fermare lo sgangherato  nucleare italiano dopo Fukushima sarebbe soltanto l’inizio di  un serio ragionamento sul futuro dell’energia, mentre  difendere l’acqua pubblica vorrebbe  dire rimettere in discussione, per la prima volta dopo anni, la politica di privatizzazioni selvagge che ha ceduto il controllo della nostra economia a poche decine di furbetti del quartierino. Ancora più importante sarebbe però il significato politico di un quorum raggiunto su quesiti voluti dai cittadini, con firme raccolte nell’indifferenza della politica tradizionale, e sfruttando al meglio quello straordinario strumento di democrazia che è la rete.
In altre zone del mondo la protesta ha vinto così, e sono caduti i dittatori. Noi siamo più fortunati, più ricchi, più liberi. Dimostriamo di meritarcelo

2 commenti:

  1. Non c'è nessun dubbio, 4 SI' ai referendum, per la difesa della salute, dei diritti fondamentali e della legalità - Sarà un altro colpo al centro destra forzaleghista, già vacillante dopo la catastrofe elettorale subita pochi giorni fa con i ballottaggi alle ammnistrative.
    Sul quorum non sarà facile, ma sono il solito ottimista.
    Andrea

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  2. Sul quorum si misurerà l'affidabilità del centro sinistra e dei suoi leader

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