La manovra di Monti ha avuto la fiducia del senato, un po’ meno plebiscitaria di quella della camera, ma pur sempre ampia. Pagheremo un prezzo salato, e anche, purtroppo, meritato. Scontiamo infatti, insieme alla crisi che sta mettendo a nudo tutti i limiti del mercato lasciato a se stesso, l’aver tollerato troppo a lungo uno stato inefficiente e sprecone, una industria attenta soltanto ai suoi interessi particolari, una classe politica vorace e parassitaria. Proprio per questo, non è detto che i sacrifici servano a qualcosa. L’ amara medicina che stiamo ingoiando potrà forse farci uscire dall’emergenza, ma non sembra adeguata a garantire una completa guarigione. Monti i e i suoi ministri ne sono ben consapevoli, e dicono che adesso serve una fase due, con riforme strutturali capaci di incidere in profondità nel tessuto del paese. Hanno ragione, e la sola idea che al loro posto potrebbe esserci la banda Bassotti messa insieme da Berlusconi, o il rissoso centro sinistra che liquidò Prodi pensando di poterlo sostituire con quel genio di Veltroni, ce li rende simpatici. Ma la simpatia - peraltro messa a dura prova dalle estemporanee dichiarazioni di personaggi come Elsa Fornero, che ancora non ha capito la differenza tra un ministero e una docenza universitaria - è cosa ben diversa dal consenso, e non può far dimenticare il peccato originale di un esecutivo che non è stato legittimato dal voto.
Cambiare si deve. Però la direzione del cambiamento non può essere decisa da un governo che avrà pure l’autorevole avallo del presidente della repubblica, ma trae la sua forza dalle debolezze altrui, comprese quelle inconfessabili dell’ultimo presidente del consiglio democraticamente eletto. E’ possibile che gli italiani debbano ridurre il tenore di vita, ripensare le forme della rappresentanza e modificare lo stato sociale. Possibile e forse anche auspicabile. Però devono essere loro a deciderlo, perché mai come nei momenti di crisi la forma è anche sostanza.
Dunque, dopo gli opportuni ringraziamenti a Monti e al suo governo per la manovra lacrime e sangue appena varata, qualcuno dovrebbe ricordare al professore che l’unica fase due politicamente accettabile è quella del ritorno alle urne. Ovviamente preceduta da una riforma elettorale che restituisca ai cittadini il fondamentale potere di scegliere i propri rappresentanti.


ben detto.... ma il ritorno alle urne (con una nuova legge elettorale) darà il potere a quella pseudo sinistra rissosa che ci ha gettati nelle fauci di Belusconi....
RispondiEliminacomunque sarebbe il male minore,ma sempre un male serio....
Bruno Manzardo
Caro Battista, non pensi che un ritorno alle urne, e quindi l'inevitabile rientro in gioco dei Bassotti oppure dei Qui Quo Qua - con tutto il rispetto per la banda Disney- rappresenterebbe la fine dell'opportunità che, complici gli scenari internazionali, si è creata per commissariare i politici e lasciare finalmente spazio ai "tecnici" per fare qualche vera riforma nel prossimo anno, senza che nessuno dei politici sia veramente responsabile davanti agli elettori? Max Visca
RispondiEliminaNon c'e' niente di inevitabile, neppure i Bassotti e Qui Quo Qua. Ma l'unico modo per spazzarli via è il voto, con regole migliori delle attuali, e candidature decenti. Non credi anche tu che in un contesto del genere Monti (o qualcuno un pochino più attento di lui alle questioni sociali) avrebbe qualche possibilità?
RispondiEliminaIl difficile è trovare persone attente alle questioni sociali che non siano troppo spostate a sinistra e quindi inevitabilmente in difficoltà con l'elettorato che ci troviamo.... mettiamo ad esempio un Vendola (tanto per fare un nome noto)pensi che verrebbe votato dalle masse teledipendenti??
RispondiElimina***
Manzardo
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BrunoManzardo
In Puglia Vendola lo hanno votato. Con la crisi dei partiti e delle ideologie, contano le persone. Pensa ai sindaci. Quelli bravi, di destra e di sinistra, vengono eletti e quasi sempre confermati. Anche perché c'e' il doppio turno.
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