domenica 14 agosto 2011

Perseverare è diabolico

Bisogna riconoscerlo. A differenza dell’opposizione, la banda del buco che ci governa sa  fare il suo mestiere. Che non è quello di badare al bene comune, ma di favorire interessi particolari, a partire da quelli del presidente del consiglio. 
La manovra appena varata con la benedizione dell’Europa  e del capo dello stato non fa eccezione, perché evita di colpire in modo  strutturale i privilegi delle classi sociali che tradizionalmente appoggiano il centro destra e dimentica completamente il gigantesco problema dell’evasione fiscale, mentre introduce  innovazioni pesanti sul sistema pensionistico, il mercato del lavoro e il sistema del welfare. 
Sarà pur vero che Il cuore di Berlusconi gronda sangue per il contributo di solidarietà chiesto ai redditi più alti. Ma i titolari di quei redditi hanno ottimi commercialisti, e, se anche non riuscissero ad eludere il balzello,  sono consapevoli che sarà richiesto per un periodo di tempo limitato e non avrà alcuna conseguenza sul loro livello di vita. Che cosa sono tremila euro all’anno, per chi ne guadagna centocinquantamila?  Il confronto con uno statale che andrà in pensione più tardi, con meno soldi,  e resterà senza liquidazione per due anni, è impietoso.  E impietoso è anche il confronto con un operaio che non avrà più le garanzie dei contratti nazionali di categoria, e nella vita di tutti i giorni dovrà fare i conti con gli asili chiusi, le scuole a pezzi, il trasporto pubblico sinistrato, e una assistenza sanitaria inesistente. 
Che lo stato sociale e il sistema delle garanzie non piacciano a Berlusconi e ai suoi amici è cosa nota, e a me pare abbastanza chiaro che stiano approfittando della situazione  per raggiungere i loro obiettivi. Ma, per l’appunto, stanno soltanto facendo il loro mestiere. Chi invece mi pare totalmente allo sbando e incapace di elaborare una strategia per uscire decentemente dalla  crisi è l’opposizione.
Dal PD, in questi giorni di passione dei mercati, non è arrivata una sola parola  sulle distorsioni della finanza e sul ruolo della  speculazione internazionale nell’esasperare le tensioni. E sembra più di facciata che di sostanza l’ opposizione al decreto del governo, che  i leader del partito annunciano fin d’ora “responsabile”. Poche settimane fa, sempre per senso di responsabilità, il PD aveva salvato in parlamento un ente inutile come le province. Visto l’orientamento dei suoi elettori, una scelta apparentemente suicida, ma non incomprensibile per un partito schiacciato dal peso clientelare degli apparati e costretto a fare i conti con insanabili contrapposizioni interne. Perseverare, però,  sarebbe diabolico. Con parole d’ordine come il libero mercato  e le privatizzazioni non si costruisce una alternativa e non si dà un futuro al paese. E c’è anche il rischio di perdere le prossime elezioni.

mercoledì 10 agosto 2011

O la borsa o la vita



Tempi duri per l’economia mondiale, e anche per i cosiddetti esperti, tanto prodighi di spiegazioni a posteriori quanto incapaci di prevenire il disastro. E poiché la confusione regna sovrana, anche uno come me, che di economia sa ben poco, si sente autorizzato a dire la sua. Non una spiegazione, ma una semplice domanda seguita da una considerazione.
Siamo o non siamo d’accordo sul fatto che i mercati azionari, inquinati dalla  proliferazione di nuovi strumenti finanziari e governati su scala planetaria da sofisticate tecnologie informatiche,  sono portati ad agire in modo totalmente  avulso dall’economia reale? Oggi il valore di una azione non dipende  dalle caratteristiche dell’azienda che l’ha emessa, ma dalle scelte speculative di grandi operatori senza patria e senza nome. E molto spesso sono i titoli peggiori a guidare i mercati, perché più adatti a generare l’ instabilità necessaria al sistema. 
In misura minore questo vale anche per il mercato delle obbligazioni e dei titoli di stato, dove i fattori in gioco sono tanti, ma la sostanza non cambia: per vincere la diffidenza degli investitori uno stato fortemente indebitato dovrà promettere tassi di interesse più alti, e per far fronte a questi tassi dovrà chiedere nuovi prestiti, in una rincorsa senza fine che lo renderà vulnerabile a qualsiasi tipo di agguato. 
E adesso la considerazione.  Se tutto ciò è vero - e io sono convinto che lo sia - è davvero così fuori luogo pensare che per scongiurare il crollo dell’economia mondiale si debba in primo luogo intervenire contro la speculazione finanziaria, elaborando un quadro di regole certe e colpendo con durezza chi non le rispetta? Un mercato impazzito è vantaggioso soltanto per se stesso. Non crea ricchezza, non offre opportunità di sviluppo, non aiuta chi è in difficoltà. E soprattutto non c’è  nessuna garanzia che le misure  di cui stanno  discutendo in questi giorni i paesi in crisi  siano in grado di convincerlo ad essere più benevolo nei loro confronti. Perché mai dovrebbe esserlo, se può guadagnare di più affrettando il loro tracollo?  
Qui in Italia la caduta delle borse ha resuscitato una maggioranza da operetta  e una opposizione senza idee. Inerti davanti ai drammi del precariato e della disoccupazione, adesso si accapigliano sui  tagli alle pensioni, le patrimoniali,  lo smantellamento  dello stato sociale e le privatizzazioni che hanno già dato in passato una così brillante prova di dinamismo ed efficienza. Voglio essere buono, e dimenticare per un momento  le pesantissime responsabilità degli uni e degli altri per la situazione nella quale ci troviamo. Però trovo francamente intollerabile che ci gabellino le loro pensate come misure necessarie per raggiungere il  pareggio di bilancio, far ripartire gli investimenti e salvare il Paese. Un conto è affermare un concetto, un altro conto spiegarlo in modo convincente.  A me, per esempio,  continua a sfuggire il nesso tra una politica di  tagli indiscriminati, che porterà  inevitabilmente ad una contrazione dei consumi, e il rilancio della produzione. 
Verrebbe da dire "o la borsa o la vita". Ma, come ricordavo prima, non sono un economista.