Bisogna riconoscerlo. A differenza dell’opposizione, la banda del buco che ci governa sa fare il suo mestiere. Che non è quello di badare al bene comune, ma di favorire interessi particolari, a partire da quelli del presidente del consiglio. La manovra appena varata con la benedizione dell’Europa e del capo dello stato non fa eccezione, perché evita di colpire in modo strutturale i privilegi delle classi sociali che tradizionalmente appoggiano il centro destra e dimentica completamente il gigantesco problema dell’evasione fiscale, mentre introduce innovazioni pesanti sul sistema pensionistico, il mercato del lavoro e il sistema del welfare.
Sarà pur vero che Il cuore di Berlusconi gronda sangue per il contributo di solidarietà chiesto ai redditi più alti. Ma i titolari di quei redditi hanno ottimi commercialisti, e, se anche non riuscissero ad eludere il balzello, sono consapevoli che sarà richiesto per un periodo di tempo limitato e non avrà alcuna conseguenza sul loro livello di vita. Che cosa sono tremila euro all’anno, per chi ne guadagna centocinquantamila? Il confronto con uno statale che andrà in pensione più tardi, con meno soldi, e resterà senza liquidazione per due anni, è impietoso. E impietoso è anche il confronto con un operaio che non avrà più le garanzie dei contratti nazionali di categoria, e nella vita di tutti i giorni dovrà fare i conti con gli asili chiusi, le scuole a pezzi, il trasporto pubblico sinistrato, e una assistenza sanitaria inesistente.
Che lo stato sociale e il sistema delle garanzie non piacciano a Berlusconi e ai suoi amici è cosa nota, e a me pare abbastanza chiaro che stiano approfittando della situazione per raggiungere i loro obiettivi. Ma, per l’appunto, stanno soltanto facendo il loro mestiere. Chi invece mi pare totalmente allo sbando e incapace di elaborare una strategia per uscire decentemente dalla crisi è l’opposizione.
Dal PD, in questi giorni di passione dei mercati, non è arrivata una sola parola sulle distorsioni della finanza e sul ruolo della speculazione internazionale nell’esasperare le tensioni. E sembra più di facciata che di sostanza l’ opposizione al decreto del governo, che i leader del partito annunciano fin d’ora “responsabile”. Poche settimane fa, sempre per senso di responsabilità, il PD aveva salvato in parlamento un ente inutile come le province. Visto l’orientamento dei suoi elettori, una scelta apparentemente suicida, ma non incomprensibile per un partito schiacciato dal peso clientelare degli apparati e costretto a fare i conti con insanabili contrapposizioni interne. Perseverare, però, sarebbe diabolico. Con parole d’ordine come il libero mercato e le privatizzazioni non si costruisce una alternativa e non si dà un futuro al paese. E c’è anche il rischio di perdere le prossime elezioni.


