venerdì 28 ottobre 2011

Parole in libertà



Che il risanamento di un paese devastato dal debito pubblico dipenda dalla libertà di licenziare è tesi davvero ardita, mai vista prima in nessun manuale di economia. Giornali e televisioni, però,  la stanno prendendo molto sul serio e ne discutono con dovizia di particolari, avventurandosi in complessi ragionamenti per tranquillizzare i futuri licenziati. Il loro sarà un sacrificio necessario, presto compensato dagli enormi vantaggi per il paese.
Non molti anni fa nessuno avrebbe osato sostenere una così palese assurdità. I fautori della libertà di licenziamento avrebbero spiegato di volerla perché faceva comodo alle imprese. I contrari si sarebbero appellati allo statuto dei lavoratori. Ci si sarebbe contati, e morta lì.
Oggi siamo assuefatti alle parole in libertà. Chiunque può sostenere tutto e il contrario di tutto, senza pudore,  senza tema di smentita, e purtroppo senza pagare dazio. Ruby nipote di Mubarak è soltanto un esempio, clamorosamente significativo perché “certificato” dall’esito di una votazione parlamentare. Ma ogni giorno se ne sente una nuova.
Vado a memoria.  La Fiat, irritata con la Consob che le ha chiesto  di spiegare al mercato alcune delle sue scelte, ha risposto nero su bianco che Fabbrica Italia non è un piano finanziario. Trattandosi di una azienda quotata in borsa, equivale a dire che Fabbrica Italia non esiste. Ma nessuno dei compagni di scopone di Marchionne,  e neppure uno  dei sindacati che per Fabbrica Italia hanno svenduto un bel po’ di diritti dei lavoratori, è sembrato preoccupato. Che lo sapessero già?
Del tunnel della Gelmini - settecento chilometri di scavi inesistenti tra Ginevra e il Gran Sasso per farci correre i neutrini - tutti hanno riso. Ma pochi sanno che in quel comunicato c’erano anche le sue “felicitazioni  ai ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento che cambierà il volto della fisica moderna. Il superamento della velocità della luce -  continuava l’ineffabile e sgrammaticato ministro -  è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo”. 
Bersani dopo la morte di Gheddafi ha chiesto al governo di riferire in aula. Il suo è una sorta di riflesso condizionato. Lo fa ogni volta che c’e’ un problema, forse per nascondere le incertezze di un partito paralizzato dai veti incrociati e dalle correnti. Ma in questo caso neppure i più fervidi sostenitori hanno capito perché mai volesse farsi spiegare da Berlusconi le immagini del massacro di Sirte. Non erano abbastanza chiare?
Scontri al corteo degli indignati di Roma.  Il ministro dell’interno Maroni ha invocato nuove severissime leggi, e  ha proposto di imporre agli organizzatori delle manifestazioni garanzie finanziarie a copertura dei possibili danni.  Quasi nessuno gli ha fatto notare che anche le attuali leggi sarebbero state sufficienti per impedire a qualche centinaio di esaltati di trasformare una pacifica manifestazione in una guerra. Dunque, a voler cercare il pelo nell’uovo, un po’ di responsabilità potrebbe avercela pure lui, che quelle leggi non ha saputo far rispettare. Fossi un indignato gli chiederei i danni.
Elezioni regionali in Molise. Il centro sinistra se l’è presa per la sconfitta di misura del suo candidato, Paolo Di Laura Frattura, e ha accusato i grillini, che correvano soli e hanno raccolto il cinque per cento dei voti, di aver regalato la vittoria al governatore uscente, Michele Iorio.  Non una parola sul passato di Di Laura Frattura, che era stato un esponente di spicco di Forza Italia, e sulle feroci polemiche che avevano preceduto le primarie di coalizione.  Il disorientamento degli elettori  del centro sinistra è apparso chiaro dai voti alle liste di partito, con il PD sotto il  dieci per cento. Ma questo non ha turbato Massimo D’Alema, che ha parlato di un “buon” risultato. Un vero fuoriclasse della parola in libertà.

venerdì 14 ottobre 2011

Il pane di Elisa



Mi è passata la voglia di scrivere. Meglio tornare al privato. E che cosa c'e' di più privato della cucina di casa?