Mario Monti ha lo storico merito di averci liberato da Berlusconi e dal suo vociante codazzo, e gliene saremo sempre grati. Ma non per questo dobbiamo sentirci in obbligo di dargli sempre ragione, e accodarci agli entusiasmi della finanza internazionale per il suo governo. Ad esempio non credo che la politica del professore stia salvando il paese dal baratro. O meglio, penso che non ci garantisca dal ricadere negli stessi errori, e faccia pagare un prezzo troppo alto alle persone sbagliate. L’idolatria dei mercati, l’enfasi sul ruolo salvifico delle privatizzazioni, il sostegno alle banche viste come cardine della rete finanziaria mondiale e lo smantellamento dallo stato sociale sono tutte scelte legittime, ma certo non sono le uniche possibili per uscire da una crisi che ha radici antiche, e che anzi, secondo alcuni autorevoli economisti, è stata favorita dalla progressiva affermazione delle politiche neoliberiste.
In ogni caso, pesa su Monti l’ ingiustizia di avere chiesto ai più deboli di farsi carico degli errori altrui, e di avere risparmiato i più forti. Ricordate i “sommersi” e i “salvati” di Primo Levi? Nell’Italia del professore sono stati sommersi i lavoratori dipendenti, i pensionati, i giovani precari e i disoccupati, costretti ad accettare riduzioni di reddito e abbattimenti degli ammortizzatori sociali. Invece tanti altri, un po’ per scelta, un po’ per necessità, sono stati salvati. Tra questi perfino quei banchieri e quegli industriali che portano pesanti responsabilità per la crisi, e che adesso incredibilmente vengono presentati come gli unici in grado di far ripartire la macchina della economia grazie alle loro capacità imprenditoriali. Ossessivamente ripetuta da giornali e televisioni, l’argomentazione non diventa per questo meno illogica. Perché mai infatti dovrebbe funzionare adesso quello che non ha funzionato prima, visto che i protagonisti sono gli stessi?
Che in una società esistano interessi contrapposti è un dato di fatto. Il professor Monti, sempre così attento alle forme e agli equilibri che consentono la sopravvivenza del suo governo, sembra dimenticarsene un po’ troppo spesso, con conseguenze nefaste su quella coesione sociale che dice di ritenere fondamentale per uscire dalle difficoltà. E così facendo autorizza il sospetto che la sua non sia una semplice distrazione, ma una precisa scelta di campo.


Tutte cose già evidenti sin dalle primissime mosse.... le grandi richezze in cima ai pensieri ... ne scrissi ai giornali on line ed agli amici che ti leggono.... nei suoi intenti gli investimenti finanziari andavano colpiti allo 0,1% con un massimo di 1.200 euro per il 2011 e per l0 0,15% sempre con un massimo di 1,200 euro per gli anni a venire... sapete che significa in termini di mancato introito?? Quanto vale la borsa italiana? quante sono le obbligazioni , i titoli di stato, i fondi di investimento ecc.ecc.??? SOLO un emendamento delle opposizioni, salvificamente approvato dal parlamento ha fatto sì che dal 2013 sia stato abolito il ridicolo limite di 1.200 euro.... in caso contrario si sarebbe allegramente attinto ulteriormente al serbatoio inesauribile delle grandi masse ... e che fine ha fatto la tassa sulle maxi imbarcazioni?? ...basta, non ha senso ripetere sempre le stesse cose... ANDIAMO a votare il più presto possibile.... la gran pletora delle attuali facce sedenti in parlamento cambierà colore... (non che sia straordinariamente meglio) ... ma almeno ai Brunetta e Gelmini e Tremonti magari si accoderanno alcuni presuntosi signori che si fanno forti del loro personale 1% residuo .... ci sarà da tirare selvaggiamente la cinghia, ma si spera che, come forse avverrà in Francia, ci si indirizzi verso una maggior giustizia sociale ... e coi mercati , se tutti gli stati si ribellano , ce la vedremo compatti ... e pazienza se la Merkel si alleerà con Moody's e soci, facendosi bella delle forza della sua economia, declassando tutti gli altri...
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