mercoledì 25 aprile 2012

Lo spauracchio dell'antipolitica


Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, dopo avere constatato lo stato comatoso della politica italiana, ha nominato senatore a vita un economista benvisto dai padroni della finanza mondiale e lo ha imposto a maggioranza e opposizione mettendolo a capo di un governo di tecnici, come lui mai sottoposti a nessun tipo di verifica elettorale. E ha fatto bene, perché le alternative possibili, dai burlesques di Berlusconi alle scempiaggini di un Montezemolo, erano di gran lunga peggiori. Però adesso non ci venga a dire che siamo minacciati dall’antipolitica. E se proprio vuole farlo spieghi un po’ meglio di che antipolitica sta parlando.
Grillo non mi piace, e non lo voterò. Però non credo che sia lui il pericolo pubblico numero uno della nostra democrazia.  Avrà una visione del mondo un po’ manichea,  qualche idea non proprio condivisibile, e modi spesso  indisponenti, ma non ha mai  messo in discussione i principi costituzionali e le regole della nostra democrazia parlamentare. Non solo. Non  è mai stato iscritto alla P2, non ha commistioni con la mafia, non compra i voti e non organizza festini a luci rosse con minorenni prezzolate. Non ha giornali, non ha televisioni, e i suoi soldi non arrivano né da tangenti, né da discutibili rimborsi elettorali, che tra l’altro vorrebbe abolire come la stragrande maggioranza degli italiani.  Sarà forse per questo che non li ha mai usati per comperare diamanti o tentare strampalate operazioni finanziarie in Tanzania. Dimenticavo: sembra addirittura che paghi le tasse.
Basta tutto questo per dire che Grillo è il futuro? Secondo me no. Però dovrebbe bastare per riconoscergli una dignità politica che altri hanno perso per strada. Destra e sinistra cercano di colpirlo attribuendogli la patente di antipolitico, senza rendersi conto che in questo modo lo rafforzano, perché oggi c’e’ una larga maggioranza di italiani che è diventata antipolitica per scelta politica. Se le forze rappresentate in parlamento - compresa la Lega che è il partito presente da più anni sulla scena politica italiana - sono viste come apparati di individui mediocri  interessati soltanto alla propria sopravvivenza, la colpa non è certo di Grillo.  Lui ha soltanto capito prima di altri che bisognava tentare strade diverse, con persone giovani e strumenti nuovi come la rete.  Le prossime elezioni amministrative, e ancora di più le politiche del 2013,  dimostreranno che, pur avendo spesso torto nei dettagli, ha avuto ragione nel principio generale.

mercoledì 4 aprile 2012

Caro Monti, non faccia finta di non capire


Siamo ridotti veramente male. Sembrava che nulla potesse superare la figuraccia di Bossi e del suo cerchio magico, beccati con le mani nel sacco del finanziamento pubblico al partito. E invece questa mattina è arrivata una notiziola piccola piccola, di quelle che a volte sfuggono agli occhi disattenti dei lettori.  La commissione istituita per legge all’unico scopo di comparare gli stipendi dei nostri politici e amministratori a quelli dei loro colleghi europei ha gettato la spugna. Compito impossibile, per tutta una serie di motivi, che gli esimi studiosi guidati dal  presidente dell’Istat Giovannini hanno riassunto così: "Nonostante l'intenso lavoro svolto nei mesi scorsi, i vincoli posti dalla legge, l'eterogeneità delle situazioni riscontrate negli altri Paesi e le difficoltà incontrate nella raccolta dei dati non hanno consentito alla Commissione di produrre i risultati attesi". 
Proviamo a tradurre, considerando che stiamo parlando di scienza statistica applicata alle  concretissime realtà di buste paga, rimborsi e contributi previdenziali. Ci avete chiesto una cosa impossibile. Intanto perché non è possibile mettere a confronto realtà abissalmente diverse come l’Italia e il resto d’Europa. Poi perché avete creato leggi così complicate e contraddittorie che neppure noi siamo stati in grado di capirle. Infine perché avete completato l’opera nascondendoci i dati richiesti. 
I commissari, prudenti per natura, non dicono chi, come e per quale motivo abbia fatto tutto ciò. Però non hanno voglia di passare per fessi, e invitano  la politica ad assumersi le sue responsabilità. 
E qui arriva il bello, perché Monti e i suoi tecnici, non paghi delle figuracce raccattate nelle ultime settimane ogniqualvolta sia stato necessario far di conto e legiferare in modo coerente, questo invito lo accettano, ma a modo loro, con una esilarante notarella in cui promettono di “proseguire nell’azione di razionalizzazione dei trattamenti retributivi in carico alle pubbliche amministrazioni, e di completare il percorso previsto dal decreto Salva Italia per il contenimento delle retribuzioni dell’alta dirigenza nei limiti del tetto previsto”.
Caro Monti, non faccia finta di non capire. La commissione non le ha chiesto quel che farà nei prossimi mesi, se la pazienza degli italiani glielo consentirà. Le ha chiesto, banalmente, di fare una volta per tutte chiarezza su quel che guadagnano al netto delle ruberie i politici e gli amministratori di questo disgraziato paese. Categoria di cui lei fa parte, se non andiamo errati, a vita.