Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, dopo avere constatato lo stato comatoso della politica italiana, ha nominato senatore a vita un economista benvisto dai padroni della finanza mondiale e lo ha imposto a maggioranza e opposizione mettendolo a capo di un governo di tecnici, come lui mai sottoposti a nessun tipo di verifica elettorale. E ha fatto bene, perché le alternative possibili, dai burlesques di Berlusconi alle scempiaggini di un Montezemolo, erano di gran lunga peggiori. Però adesso non ci venga a dire che siamo minacciati dall’antipolitica. E se proprio vuole farlo spieghi un po’ meglio di che antipolitica sta parlando.
Grillo non mi piace, e non lo voterò. Però non credo che sia lui il pericolo pubblico numero uno della nostra democrazia. Avrà una visione del mondo un po’ manichea, qualche idea non proprio condivisibile, e modi spesso indisponenti, ma non ha mai messo in discussione i principi costituzionali e le regole della nostra democrazia parlamentare. Non solo. Non è mai stato iscritto alla P2, non ha commistioni con la mafia, non compra i voti e non organizza festini a luci rosse con minorenni prezzolate. Non ha giornali, non ha televisioni, e i suoi soldi non arrivano né da tangenti, né da discutibili rimborsi elettorali, che tra l’altro vorrebbe abolire come la stragrande maggioranza degli italiani. Sarà forse per questo che non li ha mai usati per comperare diamanti o tentare strampalate operazioni finanziarie in Tanzania. Dimenticavo: sembra addirittura che paghi le tasse.Basta tutto questo per dire che Grillo è il futuro? Secondo me no. Però dovrebbe bastare per riconoscergli una dignità politica che altri hanno perso per strada. Destra e sinistra cercano di colpirlo attribuendogli la patente di antipolitico, senza rendersi conto che in questo modo lo rafforzano, perché oggi c’e’ una larga maggioranza di italiani che è diventata antipolitica per scelta politica. Se le forze rappresentate in parlamento - compresa la Lega che è il partito presente da più anni sulla scena politica italiana - sono viste come apparati di individui mediocri interessati soltanto alla propria sopravvivenza, la colpa non è certo di Grillo. Lui ha soltanto capito prima di altri che bisognava tentare strade diverse, con persone giovani e strumenti nuovi come la rete. Le prossime elezioni amministrative, e ancora di più le politiche del 2013, dimostreranno che, pur avendo spesso torto nei dettagli, ha avuto ragione nel principio generale.



